Applicazione pratica della medicina omeopatica veterinaria in buiatria

SCUOLA SUPERIORE INTERNAZIONALE DI MEDICINA VETERINARIA “RITA ZANCHI” DI CORTONA (AR).
Direttore: dr. Franco Del Francia

IX° CONGRESSO  NAZIONALE DI MEDICINA OMEOPATICA

“Ventennale FIAMO: 20 anni di crescita dell’omeopatia Italiana”

Verona –  Centro Carraro 28-29- 30 Maggio 2010

Dott. Maurizio Testadura

” Applicazione pratica della metodologia omeopatica in buiatria”

Sperimentazione  effettuata nel 1999 nell’ambito del miglioramento dell’applicazione della metodologia omeopatica  con l’obiettivo di migliorare le perfomance produttive e di salubrità degli alimenti di origine animale.
Premessa

Tra le aspettative emergenti nella nostra società, il garantire il consumatore di derrate alimentari è, obiettivamente, una delle esigenze prioritarie richieste dagli utenti.

Del resto i recenti casi della BSE, della diossina quali il policlorobifenil  (PCB), policlorodibenzendiossine (PCDD) e policloro-dibenzenfurani (PCDF)  e dei contaminanti in senso lato,  hanno avuto l’effetto di evidenziare un problema reale e di indiscussa   importanza.

Queste considerazioni, di fatto, comportano che l’imprenditoria del comparto agro-alimentare e la sanità  pubblica e privata – ad essa collegata – devono definire ed individuare nuove strategie sanitarie e di conduzione aziendale per soddisfare tali esigenze, trovando difficoltà, imprenditoriali e professionali nei vari segmenti della filiera produttiva dovendo garantire:

  1. la qualità e salubrità degli alimenti;
  2. rispetto dell’ambiente delle tecnologie produttive;
  3. imprese competitive sul mercato nel rispetto dei punti precedenti

Negli alimenti di origine animale, la sintesi delle esigenze igienico  sanitarie  e  quelle soggettive di gradevolezza può essere definito con il termine di salubrità anche se, tale definizione, si presta a molte interpretazioni. Una corrente può essere quella in cui il consumatore finale desidera trovare, oltre alle caratteristiche organolettiche più gradite che l’alimento stesso sia sano, cioè privo di agenti i vettori biologici nocivi e di molecole accessorie o contaminanti.

La presenza di vettori patogeni e/o contaminanti ambientali negli alimenti di o.a può provenire dalla contaminazione iniziale o successiva durante il ciclo di manipolazione, produzione e conservazione degli stessi. La presenza di molecole farmacologiche o contaminanti è normalmente dovuta ai trattamenti terapeutici, o al loro uso fraudolento, degli animali in produzione e/o dall’ingestione d’alimenti e acqua inquinata.

Per le argomentazioni esposte s’impongono, specialmente negli allevamenti degli animali da reddito, strategie che consentano di pianificare e progettare obiettivi che consentano di produrre derrate alimentari il più salubri possibile con tecnologie che rispettino l’ambiente inquinando il meno possibile.

In altre parole è necessario:

  1. effettuare la prevenzione e terapia dei capi presenti in allevamento con farmaci efficaci che agiscano in modo rapido e dolce;
  2. esercitare la prevenzione e terapia con farmaci privi d’effetti secondari diretti e indiretti (inquinamento ambientale ed effetti residuali o d’accumulo sui prodotti animali come carne e latte);
  3. costo dei protocolli dei punti precedenti compatibili con la produttività aziendale;
  4. impiego di componenti della dieta alimentare degli animali esenti da contaminazioni ambientali.

Al fine di soddisfare i   primi tre punti s’impone all’attenzione dei sanitari la medicina omeopatica veterinaria che permette di garantire:

a) tutela dei consumatori dei prodotti di origine animale, consentendo alle aziende di produzione primaria la pianificazione di procedure preventive e terapeutiche che garantiscono l’assenza residuale dei farmaci negli alimenti:

b) drastica riduzione dei farmaci con rilevanti benefici economici sull’economia aziendale, dovuti alla minore spesa di acquisto dei farmaci (intesa come protocollo terapeutico) e, soprattutto, dai mancati tempi di sospensione che impediscono la commercializzazione dei prodotti zootecnici quali latte, carne, uova, ecc.;

c) rispetto dell’ambiente in quanto non sono eliminate, con le deiezioni organiche, le molecole e/o metaboliti dei presidi farmacologici;

d) possibilità di accedere alle produzioni biologiche, con relativo beneficio qualitativo delle produzioni e quindi anche economico;

e) controllo della sempre più complessa problematica del fenomeno della “antibiotico-resistenza” dei microrganismi che, come è noto, in parte è dovuta anche al massiccio impiego di questi presidi in ambito agronomico e zootecnico;

f) condivisione, quindi maggiore responsabilizzazione, delle maestranze e del personale addetto ai vari servizi aziendali che si traduce in un maggiore rispetto, e conoscenza, degli animali allevati.

APPLICAZIONE PRATICA DELLA METODOLOGIA OMEOPATICA IN UN ALLEVAMENTO INTENSIVO DI BOVINE DA LATTE

DESCRIZIONE ALLEVAMENTO

L’azienda oggetto della sperimentazione è un’azienda zootecnica a carattere intensivo; specializzata in produzione di latte “Alta Qualità” con bovine di razza frisona; alimentazione une-feed; stabulazione semilibera.

La consistenza di stalla è di circa ottocento capi di cui n. 297, come media giornaliera, in sala di mungitura.

La produzione media capo, doppia mungitura, nell’anno 1999 è di q.li 101,08 (dati AIA).

METODOLOGIA

La tecnica omeopatica utilizzata è quella “unicistica” cioè individuazione e somministrazione di un solo rimedio individuato con la tecnica della SMVM, normalmente ad alta potenza, sia nella prevenzione sia nel quadro morboso in atto.

La motivazione di tale scelta, oltre che d’impostazione di studio personale, rappresenta una necessità in quanto è la metodica che permette di apprezzare il risultato terapeutico, nelle forme acute, in tempi brevissimi di 24 – 48 ore, perciò l’eventuale insuccesso non pregiudica il successivo trattamento farmacologico.

Non a caso, nel protocollo operativo aziendale è stabilito che la guarigione e/o il netto miglioramento della sintomatologia in atto deve avvenire entro le 12 – 24 ore dall’intervento omeopatico; il peggioramento della malattia, dopo tale periodo, impone il trattamento classico farmacologico.

Tale prerogativa è, evidentemente, dettata dalla necessità di tutelare al massimo la sanità degli animali che rappresentano il momento di sintesi produttivo di tutto lo sforzo del management aziendale.

Inoltre è stata privilegiata la prevenzione, con individuazione del rimedio di fondo aziendale e sua somministrazione a tutti gli effettivi, secondo un protocollo che vede precisi momenti e modelli operativi: dalla nascita dei vitelli fino all’asciutta delle bovine.

Per la sperimentazione la scelta della patologia mammaria non è casuale in quanto, nelle bovine lattifere, rappresenta uno degli indici sanitari e produttivi d’immediato impatto.

Sono prese in considerazione le manifestazioni a carico della mammella e della sua secrezione con una sintomatologia obiettivamente apprezzabile integrata da ricerche  di laboratorio.

I referti di laboratorio, riportano la presenza varia di germi riconducibili a Gram positivi e negativi, miceti di contaminazione secondaria con sensibilità verso specifici chemioterapici.

RISULTATI

Sono riportati i dati complessivi inerenti all’apparato mammario, individuati e analizzati in merito alla sanità e qualità del latte dell’anno 1999.

Nel mese di giugno, nonostante siano ampiamente rispettati i parametri sanitari e di qualità imposti dalla normativa, nella filosofia di migliorare continuamente la qualità del prodotto è stato inserito nel programma d’autocontrollo aziendale, come possibile punto critico (PPC) del ciclo produttivo, il monitoraggio microbiologico del latte di massa con gli indicatori evidenziati nelle tabelle B e C.

Dopo il primo referto (Tab. B) tra le varie misure preventive, è previsto un trattamento specifico ad alta potenza, sulle bovine a “rischio” per la presenza di Staph. Aureus e Strep. non Ag.(Tab.D).

La tabella C è il referto dell’ultimo prelievo ed è da considerare come verifica dell’efficacia dei   processi intrapresi per il controllo qualitativo microbiologico.

INDICATORI DI SANITA’ E QUALITA’

OSSERVAZIONI E COMMENTO: evidentemente i risultati conseguiti non sono ascrivibili “solo” alla medicina omeopatica, essendo la risultante di numerose variabili che vanno dalla dieta alimentare alla tecnica di mungitura; dall’igiene ambientale al benessere animale , ecc.

In ogni modo è possibile formulare le seguenti considerazioni:

  1. durante il trattamento omeopatico la presenza d’eventuali residui e/o metaboliti rilevabili dai normali test di presenza d’inibenti (adempimenti del D.M 185/91 – esami di controllo di qualità della centrale del latte – autocontrollo aziendale) è stato sistematicamente negativo;
  2. risposta terapeutica in tempi brevi;
  3. riduzione notevole della percentuale di latte non utilizzabile per i periodi di sospensione dovuti al trattamento farmacologico;
  4. risultati clinici sovrapponibili al trattamento farmacologico classico;
  5. migliore utilizzo e efficacia delle molecole attive quando l’intervento omeopatico non è mirato e quindi senza risposta;
  6. risposta omeopatica pesantemente condizionata dalla conoscenza e metodologia applicata dal terapeuta;
  7. risultati condizionati dal personale che deve essere motivato, in possesso di notevole spirito d’osservazione e di profonda conoscenza degli animali;
  8. oggettiva difficoltà di standardizzare il protocollo terapeutico, che per essere ottimale, deve essere individuale su ogni caso di malattia.

BIBLIOGRAFIA

– Franco Del Francia: Omeopatia Veterinaria Principi e Terapia.Edizioni   di  Red/Studio Redazionale – Como 1991 – 1994.
– M. Testadura , A.Giudiceandre: Combattere la mastite con l’omeopatia. Informatore Zootecnico     n.8 /92.
– A. Brancalion, M.Testadura,G.B Lucchese, L.Pavan: Omeopatia, un’arma in più”. Informatore Zootecnico n. 5/93.
– M. Testadura, T.Bonofiglio, A.Giudiceandrea, M.C. De Belder: Medicina omeopatica veterinaria, quali prospettive . Leader for Chemist n.2 /95;
– M. Testadura: Residui e contaminanti ambientali.  Leader for Chemist n. 6/97.