Colangiti/colangioepatiti

Colangiti/Colangioepatiti

Dott.ssa Chiara Scerna – chiara.scr@alice.it

Le malattie infiammatorie che coinvolgono il parenchima epatocellulare (epatiti) sono più frequenti nel cane rispetto al gatto dove le epatopatie sono in prevalenza biliari (complesso colangite/colangioepatite).

Definizione:

Il termine colangite indica infiammazioni a carico del tratto biliare che generalmente si estendono anche alle cellule epatiche periportali da cui il nome di colangioepatiti.

Sintomatologia:

Colangiti e colangioepatiti hanno una sintomatologia aspecifica, i gatti portati a visita spesso presentano anoressia, vomito, diarrea, disidratazione, dimagrimento, epatomegalia, ittero ed aumento dei livelli sierici degli enzimi epatici; i sintomi sono il più delle volte cronici e non vi sono particolari predisposizioni di sesso, razza o età, fatta eccezione per la forma linfocitaria che sembra colpire più frequentemente i gatti Persiani in età avanzata e la forma suppurativa che sembra colpire soggetti più giovani.

La colangite suppurativa o neutrofila è la forma più comune nel gatto; è causata prevalentemente dall’invasione per via ascendente (dall’intestino) di enterobatteri ed in secondo luogo da virus, tossine, farmaci, etc…

La colangite linfocitaria o non suppurativa anche detta colangite neutrofila cronica è la forma evolutiva della colangite suppurativa e si distingue per la presenza di infiltrato infiammatorio composto da neutrofili, linfociti e plasmacellule.

Gatti affetti da colangite neutrofila spesso presentano anche lipidosi epatica secondaria a fenomeni di anoressia e perdita di peso, pancreatite cronica ed Inflammatory bowel disease, mentre soggetti che sviluppano la forma cronica possono presentare quadri di cirrosi biliare ed ascite.

Diagnosi:
Colangiti e colangioepatiti vanno in diagnosi differenziale con altre epatopatie (lipidosi epatica, FIP o peritonite infettiva felina, neoplasie epatiche) e dovrebbero essere prese in considerazione in soggetti portati a visita con ittero di natura non emolitica.
Attraverso l’esame bioptico è possibile formulare una diagnosi di certezza, le analisi di laboratorio sono compatibili con fenomeni di colestasi e l’ecografia può mettere in evidenza alterazioni a carico del sistema biliare.  La biopsia epatica può essere seguita dall’esame colturale della bile per l’antibiogramma.
Terapia:
Il trattamento antibiotico (ampicillina e metronidazolo) è indicato in caso di forme suppurative, mentre il trattamento a base di corticosteroidi (prednisone) è d’elezione per le forme linfocitarie.
Il controllo della dieta somministrando alimenti a basso contenuto proteico è utile per non sovraccaricare ulteriormente il fegato soprattutto quando sono presenti segni di encefalopatia epatica.
Bibliografia: Nelson RW, Couto CG “Medicina Interna del cane e del gatto” seconda edizione italiana Masson, 2002.
Ettinger SJ, Feldman EC “Trattato di Clinica Medica Veterinaria: malattie del cane e del gatto” vol. 1-2 Antonio Delfino Editore, 2001.

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Michael Schaer “Medicina clinica del cane e del gatto” Edizione Masson Elsevier. Milano. 2006.