Evoluzione del pensiero omeopatico

Evoluzione del pensiero omeopatico

Nel presentare questo corso di Lezioni di Omeopatia Veterinaria, mi sono reso conto della grande difficoltà di condensare in poco spazio la filosofia e l’arte della medicina omeopatica, presentare in forma semplice e comprensibile i principi di base che ci ha trasmesso il genio di Hahnemann, ma soprattutto chiarificare i capisaldi dell’applicazione del metodo secondo la Dottrina e l’esperienza pratica.

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Devo dire infatti che per tutti i neofiti, i quali si accostano per la prima volta allo studio dell’Omeopatia, resta oltremodo difficile orientarsi nel dedalo delle varie forme dell’applicazione del metodo stesso: complessisti, pluralisti, unicisti, ortodossi puri, ecc. non è facile seguire tutte queste tendenze e d’altra parte non è assolutamente possibile provare tutti i metodi.

Personalmente posso dare, secondo esperienza diretta, un suggerimento: studiare bene e a fondo la dottrina sui testi Classici (Hahnemann, Hering, Kent, Allen, Clarke, Tyler; ecc.), riflettere sui principi degli stessi, consultarli in ogni situazione difficile e complicata e poi… adoperare il buon senso. Come principio di base infatti si può cosi generalizzare: l’uso delle basse dinamizzazioni (centesimali decimali hahnemanniane) comporta la manipolazione e l’applicazione di «farmaci materia»; l’uso delle alte dinamizzazioni comporta invece l’applicazione di «farmaci energia». Devo dire che per me è un concetto assolutamente basilare e come conseguenza diretta porta a riflettere sulle varie possibilità d’applicazione del metodo. In Medicina Veterinaria ci troviamo di fronte a situazioni diverse ed addirittura all’antitesi. Le specie animali che, per esigenze loro imposte dall’uomo, convivono con esso o gli sono molto vicine (cani, gatti, equini, ecc.), presentano molto spesso sindromi patologiche, acute e croniche, le quali riflettono molto da vicino sindromi patologiche della specie umana e soprattutto di origine psichica (oppure con concetti delle Scuole sudamericane, di origine miasmatica). Per quello che riguarda invece specie animali che non vivono in stretto contatto con l’uomo, ma sono da queste sottoposte a cicli rapidi di sfruttamento per produrre proteine animali (bovini, suini, ovini, caprini, ecc.), le varie sindromi patologiche acute, subacute e croniche, richiedono interventi rapidi, facilmente applicabili in campo pratico ed a basso costo economico. Ritengo che certi concetti di soppressione, palliazione, ecc., peraltro legittimi dal punto di vista dottrinario, debbano essere superati in queste circostanze, dalle esigenze pratiche e dai cicli vitali estremamente rapidi, richiesti alle specie animali suddette.

Inoltre è da tenere ben presente che in ogni caso l’azione dei farmaci omeopatici, anche a livello «materia» (basse dinamizzazioni), non può presentare mai fenomeni di intossicazione (malattie iatrogene) o di accumulo nelle carni, latte e qualsiasi altro prodotto di origine animale, destinato a sua volta all’alimentazione umana.

Devo infine precisare un altro importantissimo fatto, intimamente legato all’azione dei farmaci omeopatici (soprattutto alle alte ed altissime dinamizzazioni), e cioè la possibilità della loro azione preventiva. Questa azione è decisamente negata da molti Maestri dell’Omeopatia e sostenuta da altri. I primi affermano che solo in presenza di alterazioni della «Forza vitale» (dinamis) si può procedere alla somministrazione dei farmaci per ristabilire un equilibrio alterato. I secondi, riallacciandosi ai concetti miasmatici della psora e delle sue conseguenze (sicosi e sifilide) secondo i quali le variazioni profonde della psiche quindi della forza vitale dell’organismo, possono essere impercettibili ai sensi ed allo stesso individuo per lunghi periodi della propria esistenza; a fronte di interventi esterni, occasionali o epidemici, queste variazioni possono manifestarsi in tutta la loro interezza e dare luogo a sindromi acute o croniche. Pertanto la somministrazione di farmaci costituzionali di fondo, ad azione profonda e duratura sull’organismo, dovrebbe riportare sui giusti binari anche le minime variazioni organiche e ristabilire un equilibrio alterato e notevoli possibilità di resistenza di fronte a cause morbose occasionali od epidemiche. Questo fenomeno, d’altro canto già sottolineato da Hahnemann, sembra essere convalidato dall’esperienza diretta. Resta pertanto fondamentale la regola che le teorie possono benissimo essere negate dall’ esperienza concreta, ma nessuna teoria potrà mai negare un’esperienza, purché questa possieda tutti i requisiti scientifici (ripetibilità, falsicabilità ecc…).

Il Corso comprende 12 lezioni e pone lo studente di fronte alla conoscenza dei principi di base dell’Omeopatia ed alla comprensione dei metodi di applicazione sui soggetti ammalati, nelle affezioni acute e croniche. Inoltre sono sottolineati i tratti fondamentali di alcuni dei più importanti farmaci omeopatici, soprattutto per esercitarsi a riconoscere i sintomi, procedere alla loro gerarchizzazione e poi alla scelta del «rimedio più simile». Solo attraverso questo minuzioso e preciso lavoro si può arrivare a comprendere il valore reale dell’Omeopatia. Occorre che ogni studente si ponga bene in mente che le grandi possibilità terapeutiche del metodo, il loro immenso valore in gran parte ancora non bene conosciuto e la loro comprensione profonda, dipendono dallo studio continuo dei Classici, dall’esame attento dei risultati pratici ed inoltre, ritengo personalmente, anche da un continuo scambio d’informazioni e di esperienza fra i vari gruppi di omeopatici nel mondo.

Consideriamo infine, prima d’intraprendere uno studio accurato delle Leggi e dei Principi di base che regolano l’Omeopatia, un esame panoramico e rapido delle condizioni attuali, specialmente nel nostro Paese, dell’evoluzione del pensiero omeopatico, della comparazione col metodo allopatico (metodo medico ufficiale) e delle conclusioni, in senso positivo e negativo che si possono trarre.

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