FIP: eziologia

Eziologia

Dott.ssa Chiara Dissegna – chiara.dissegna@libero.it

La peritonite infettiva felina (FIP) è stata descritta per la prima volta nel 1963 come una sindrome caratterizzata da vasculite immunomediata e reazione piogranulomatosa. Nel 1978 è stato identificato un virus come agente eziologico che, nel 1979, è stato classificato come coronavirus e denominato “virus della peritonite infettiva felina”. La FIP è divenuta una malattia sempre più importante per i veterinari e deve essere considerata come la principale causa di morte nei gatti per  quanto riguarda le malattie infettive.

Una possibile spiegazione per l’aumento della prevalenza della FIP nel corso degli anni risiede nel  cambio di abitudini del gatto domestico. Una volta infatti la maggior parte dei gatti viveva fuori casa e solitamente defecava all’aperto. Oggi invece si usa far vivere in casa più gatti, con lettiere comuni e ciò li espone ad un’ampia carica di coronavirus. Chiaramente questo fenomeno si amplifica nei casi di colonie, gattili o allevamenti.

I coronavirus possono causare infezioni enteriche blande e senza sintomatologia, ma possono mutare e causare la peritonite infettiva.

www.bmi.osu.edu

Coronavirus (www.bmi.osu.edu)


Il coronavirus enterico felino, FCoV, è un virus a RNA e appartiene al genere Coronavirus della famiglia Coronaviridae. I coronavirus hanno enevelope pleomorfo e hanno un diametro di 100 nm (60-120). Hanno delle caratteristiche protrusioni a “petalo” dette peplomeri sulla superficie che sono responsabili dell’aspetto “a corona”  del virus che si apprezzare al microscopio elettronico, da cui il nome coronavirus. Questi peplomeri vengono dal virus per attaccarsi alla proteine di superficie delle cellule, che agiscono come recettori. In particolare sono specifici per gli enterociti. La replicazione di un coronavirus non mutato è perciò primariamente ristretta a queste cellule intestinali. Il virus mutato invece ha uno spettro di cellule su cui legarsi più ampio, inclusi i macrofagi.
Il FCoV appartiene allo stesso gruppo tassonomico dei coronavirus come il virus della gastroenterite trasmissibile (TGEV), coronavirus respiratorio suino, coronavirus canino (CCV) e alcuni coronavirus umani.
coronavirus

Coronavirus


In molte specie di animali, i coronavirus hanno un tropismo d’organo relativamente ristretto: la maggior parte infettano le cellule respiratorie o gastrointestinali. Nei gatti e nei topi invece, l’infezione da coronavirus può, in certe circostanze, interessare molti organi.
I coronavirus sono relativamente poco specie-specifici; quello canino ad esempio che può causare diarrea nei cani è relazionabile al FCoV e può anche infettare i gatti. Dopo il contatto con feci di cane contenenti CCV, i gatti sviluppano anticorpi che cross reagiscono con il FCoV.
A seconda della relazione antigenica con il CCV, i ceppi di FCoV possono essere classificati come sierotipi I e II. Anticorpi contro il CCV neutralizzano il sierotipo II ma non il sierotipo I. Il sieroptio II geneticamente è più simile al CCV rispetto al sierotipo I. Anche la coltivazione dei due sierotipi è differente e anche la citopatogenecità in vitro: il ceppo I cresce con difficoltà nelle colture di cellule ed è dotato di un basso potere basso citopatogeno. Il sieroptio II invece cresce più rapidamente e dà un pronunciato effetto citopatogeno. Il sieroptio è il più prevalente (70-95%) in America e Europa, mentre in Giappone prevale il sierotipo I.
Entrambi i sierotipi comunque possono causare FIP ed entrambi possono dare infezioni  inapparenti.

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