FIP: patogenesi

Patogenesi

Dott.ssa Chiara Dissegna – chiara.dissegna@libero.it

Il FCoV non mutato replica negli enterociti, causando un’infezione asintomatica o una leggera diarrea. Quando muta invece replica nei macrofagi e causa la peritonite infettiva. Si credeva una volta che il FCoV avirulento rimanesse confinato al tratto digerente, incapace di  attraversare la mucosa, e che  non potesse passare dall’epitelio intestinale ai linfonodi regionali. Invece il  FCoV può essere ritrovato nel sangue usando RT-PCR non solo nei gatti con FIP ma anche in gatti con infezioni leggere o asintomatiche da coronavirus. Ciò indica che anche il FCoV non mutato causa viremia. E probabile che la viremia nei gatti che non sviluppano FIP sia più breve e di basso grado.
Patogenesi dell’infezione enterica da coronavirus (FCoV)



Villi intestinali

Villi intestinali al microscopio elettronico



Quando un gatto si infetta con il FCoV per ingestione (o, più raramente, per inalazione), il sito primario di replicazione virale è l’epitelio intestinale. Il recettore specifico per il FCoV  è un enzima, amino peptidasi-N, che si trova nell’orletto a spazzola degli enterociti. La replicazione del FCoV nel citoplasma  di queste cellule può causarne la distruzione. I gatti possono in questo modo sviluppare diarrea, a seconda del grado di replicazione del virus. In molti gatti l’infezione persiste per un lungo periodo di tempo senza causare segni clinici. Questi gatti eliminano intermittentemente FCoV o continuamente e agiscono come fonte di infezione per gli altri gatti.
Patogenesi della peritonite infettiva felina (FIP)

La FIP per se stessa non è un’infezione ma una malattia sopradica causata da una variante del virus che si sviluppa in uno specifico gatto.

Occorrente per la mutazione

La FIP si sviluppa quando c’è una mutazione spontanea in una certa regione del genoma del FCoV (si ritiene che i geni 3C e 7B siano i più critici). Ogni volta che c’è un infezione da FCoV, c’è la possibilità di  sviluppo della FIP. La mutazione critica accade sempre nello stesso gene, ma l’esatta localizzazione varia. La comparazione del genoma di un virus mutato con il virus normale rivela il 99,5% di omologia. La mutazione permette un cambio delle proteine di superficie del virus che gli permette una volta fagocitato dai macrofagi, di legarsi ai ribosomi degli stessi macrofagi. Perciò questo virus mutato, in contrasto con quello innocuo, è capace di replicare nei macrofagi. Questo è considerato l’evento chiave nella patogenesi della FIP.

La diminuita soppressione del virus nell’intestino da parte del sistema immunitario può permettere un aumento della replicazione del virus. Questo, a sua volta, predispone il gatto allo sviluppo della FIP attraverso l’aumento dell’emissione del virus, poiché aumentando la replicazione del virus si rende più facile la mutazione virulenta. Ogni fattore che aumenta la replicazione intestinale dell FCoV aumenta la probabilità della mutazione. Questi fattori inclusono caratteristiche fisiche (giovane età..), stato immunitario compromesso (magari da altre infezioni come FIV o FeLV), stress, trattamento con glucorticoidi, tasso di reinfezione con altri gatti di casa. È proabile che i gattini sviluppino FIP poiché sono soggetti a una larga dose di virus in un periodo della vita in cui il loro sistema immunitario non del tutto formato sta combattemdo con altre infezioni o con lo stress da vaccinazione. La domanda perché un gatto sviluppa FIP e molti altri no non ha ancora risposte precise.

Sviluppo della malattia

La FIP è una malattia immunocomplessa che coinvolge virus, anticorpi antivirali e complemento. Non è il virus di per se stesso che compie i maggiori danni ma è la rezione immunitaria del gatto che porta alle conseguenze fatali. In circa 14 giorni dopo la mutazione, il virus mutato  si è distribuito con i macrofagi in tutto il corpo (è  stato trovato nel cieco colon, linfonodi intestinali, milza, fegato e SNC).

Ci sono due possibili spiegazioni che spiegano la disseminazione del virus dall’intestino: la prima propone il meccanismo per il quale i macrofagi infetti da FCoV mutato lascino il comparto sanguigno e permettano così al virus di entrare nei tessuti. Il virus attrae anticorpi, si fissa il complemento e più macrofagi e neutrofili sono attratti nella lesione. Come conseguenza, si sviluppa il tipico granuloma. La spiegazione alternativa è che la FIP è il risultato degli immunocomplessi circolanti che, usciti dalla circolazione  fissano il complemento e permettono lo sviluppo di reazioni granulomatose. La conseguenza della  formazione di immunocomplessi nel gatto dipende dalla loro taglia, dalla concentrazione di anticorpi e dall’antigene contenente. Gli immunocomplesso si depositano più facilmente dove la pressione del sangue è alta e vi sono turbolenze, e questo succede dove i vasi si biforcano. Le lesioni sono comuni nel peritoneo, nei reni e nell’uvea, tutti siti dove la pressione del sangue è alta e turbolenta.

I macrofagi infetti e morenti non rilasciano solo il virus, ma anche  sostanze chemiotattiche, incluso il complemento e i mediatori dell’infiammazione. Il rilascio di amine vasoattive causa  retrazione delle cellule endotelilali e questo aumenta la permeabilità vascolare. La retrazione delle cellule dell’endotelio vasale permette l’essudazione delle proteine plasmatiche (da qui lo sviluppo del caratteristico essudato ricco di proteine).  I mediatori dell’infiammazione attivano gli enzimi proteolitci che causano il danno tissutale. Le vasculiti immuno mediate permettono l’attivazione del sistema della coagulazione e la coagulazione intravasale disseminata.

Precedente Successivo