Glucosamina


Glucosamina

Si chiama glucosamina solfato ed è frutto della ricerca italiana la sostanza che ha dimostrato – per la prima volta al mondo – di arrestare la progressione dell’artrosi. La pubblicazione nel vol. 357 di Lancet (27 gennaio 2001) dei risultati di uno studio durato tre anni e condotto in Belgio apre la strada a una vera e propria rivoluzione nella cura di una malattia degenerativa delle articolazioni che affligge, la quasi totalità della popolazione canina con più di 10 anni di età.
glucIl farmaco permette di fermare il processo di ‘usura’delle articolazioni sia negli anziani, gravemente colpiti da questo problema, ma anche nei cani che praticano attività sportive.
Glucosamina solfato è una sostanza naturale, un aminozucchero, normalmente presente nell’organismo. Si trova in primo luogo nelle articolazioni, nel liquido sinoviale, nei tendini, nei legamenti, nei muscoli ma anche nelle valvole cardiache, nell’occhio, nel sangue, nei tratti digestivo e respiratorio.
E’ il punto di partenza per la sintesi di molte importanti macromolecole, come le glicoproteine, i glicolipidi, i mucopolisaccaridi. Queste macromolecole sono componenti di numerosi tessuti nel tratto digestivo, respiratorio, in alcune strutture dell’occhio, del sangue, delle valvole cardiache oltre che, in larga misura, nel liquido sinoviale, nei tendini, nei legamenti e nelle articolazioni. Viene utilizzata per la biosintesi dell’acido ialuronico del liquido sinoviale e dei proteoglicani della sostanza fondamentale della cartilagine articolare.
“Normalmente la glucosamina viene sintetizzata dal glucosio ma nell’artrosi si verifica un difetto metabolico nella sua biosintesi e soprattutto nell’assemblaggio e produzione dei proteoglicani, i costituenti principali della cartilagine articolare che ne garantiscono le proprietà biomeccaniche quali l’elasticità e l’ammortizzamento degli urti. In questa situazione l’apporto esogeno di glucosamina solfato supplisce alla carenza di quella normalmente prodotta dall’organismo”.(Deal et al.)
Non è un analgesico, nonostante con il suo utilizzo si registri una diminuzione del dolore, né un antinfiammatorio classico nel senso che non inibisce la sintesi delle prostaglandine, il che ne spiega anche – in parte – l’elevato profilo di tollerabilità. Peraltro il farmaco agisce su altri meccanismi dell’infiammazione, quali probabilmente l’inibizione della sintesi del nitrossido di azoto che ne favoriscono la rapida efficacia sulla sintomatologia.