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Impiego dell’omeopatia nell’allevamento dell’ovino

Impiego dell’omeopatia nell’allevamento ovino da latte

F. Del Francia1, M Sciarri 1, R.Cavallina2, C. Roncoroni2, A. D’Egidio2, L. Alfieri2 ,D.Deni2, G.Brocherel2, G.Brajon2

1Scuola Superiore Internazionale di Omeopatia Veterinaria “Rita Zanchi”

2Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana

I risultati sono stati presentati all’Incontro tecnico: Presentazione dei risultati del programma:“OMEOPATIA E ALLEVAMENTO OVINO: RISULTATI DELLA SPERIMENTAZIONE E NUOVE ACQUISIZIONI” svoltosi presso il Centro Genetico ASSONAPA – Asciano  Siena,  Venerdì 10 Giugno 2005.


INTRODUZIONE
Le medicine alternative sono sempre più diffuse sia negli Stati Uniti che nell’Europa occidentale. In particolare, l’omeopatia viene impiegata in Europa da oltre duecento anni sia per l’approccio diagnostico, incentrato più sul malato che sulla malattia, sia per quello terapeutico, che mira a stimolare le difese proprie dell’organismo: si stima che il 20-25% dei cittadini europei faccia uso di rimedi omeopatici (Viksveen, 2003). Sicuramente un importante impulso alla diffusione dell’omeopatia in campo veterinario è costituito dall’assenza di residui nell’ambiente e nei prodotti di origine animale, il che per l’allevatore significa anche azzerare i tempi di sospensione. Una conferma della rilevanza di questi aspetti viene dal fatto che l’U.E. raccomanda l’impiego delle medicine alternative (Reg. C.E. 1804/99), quale mezzo per la gestione sanitaria delle aziende zootecniche che operano nell’ambito del biologico (Keatinge et al., 2000). Nonostante la crescente attenzione nei confronti della medicina omeopatica e della fitoterapia, sono poche le pubblicazioni scientifiche a riguardo, soprattutto nel settore veterinario ed ancor più in quello ovino. Se l’atteggiamento di allevatori e veterinari nei confronti di questi interventi profilattici e terapeutici non è sempre favorevole, è forse in ragione della scarsità di evidenze scientifiche circa la loro efficacia. Nell’ambito della letteratura disponibile relativamente all’allevamento ovino biologico, emerge spesso, quale problematica sanitaria, il controllo dei parassiti (Cabaret , 2003), mentre il problema mastiti, che molto interessa il settore ovino specializzato nella produzione di latte, viene affrontato soprattutto per la specie bovina (Lund e Algers, 2003).
Nel biennio 2003-2005 si è svolta una sperimentazione finanziata dall’ARSIA (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione nel settore Agricolo-forestale – Regione Toscana) dal titolo “Ricerca di dati obiettivi e riproducibili su una popolazione di ovini trattata omeopaticamente”. Tale ricerca ha coinvolto la Scuola Superiore Internazionale di Omeopatia Veterinaria “Rita Zanchi”per la parte relativa ai trattamenti effettuati sugli animali e al prelievo dei campioni, e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Regioni Lazio e Toscana per l’esecuzione delle analisi e l’elaborazione dei relativi dati.
Parole chiave: omeopatia, veterinaria, ovino, immunostimolazione, parassiti.
MATERIALI E METODI
Presupposto fondamentale in qualsiasi sperimentazione è l’esatta conoscenza del management aziendale, valutando i capitoli principali che influenzano gli aspetti igienico-sanitari, produttivi e riproduttivi degli animali al fine di conoscere la “qualifica sanitaria” dell’allevamento, indispensabile per una corretta metodologia di sperimentazione. Le strutture e gli impianti, l’alimentazione, il benessere animale e la sanità animale, sono capitoli fondamentali, e comprendono numerosi i fattori da analizzare, che possono provocare alterazioni organiche degli animali, non sempre evidenti alla visita clinica, ma riscontrabili attraverso esami di laboratorio dotati di elevata sensibilità e specificità.
Nel gregge sottoposto alla prova sperimentale, costituito da 150 capi ovini di razza sarda, allevato in Toscana con sistema semiestensivo, si è effettuato un controllo sanitario preliminare, consistente in uno screening sierologico nei confronti delle principali malattie infettive degli ovini: brucellosi, paratubercolosi, salmonellosi, clamidiosi e visna-maedi.
In funzione dei risultati ottenuti si è potuto verificare che l’allevamento non presentava particolari problematiche sanitarie al momento dell’inizio della sperimentazione. Le positività anticorpali riscontrate per alcune malattie, riflettevano infatti la situazione epidemiologica della regione.
Il gregge è stato suddiviso con metodo random in tre gruppi:

  • Gruppo “O” (omeopatico): sottoposto, inizialmente, a due trattamenti disintossicanti per os, con sostanze omeopatiche a tropismo renale, ha successivamente ricevuto, ogni mese, un rimedio costituzionale specie specifico in sospensione alcolica al 20%, per un volume totale di 2ml somministrati per os. In caso di necessità gli animali sono stati trattati esclusivamente con farmaci omeopatici.
  • Gruppo “P” (placebo): in corrispondenza dei trattamenti del gruppo omeopatico, ha ricevuto un pari volume di sospensione alcolica al 20%. Eventuali interventi farmacologici sono stati forniti con farmaci convenzionali; fra questi da segnalare la somministrazione di antielmintici.
  • Gruppo “C” (controllo): non ha ricevuto trattamenti di massa fatta eccezione per i trattamenti antielmintici. In caso di patologie gli animali sono stati curati con la medicina convenzionale.

Gli animali non sono stati separati fisicamente ed hanno continuato a condividere gli stessi ricoveri e gli stessi pascoli.
Al momento della suddivisione nei gruppi sperimentali, sul 13% dell’effettivo è stato effettuato un primo prelievo, a tempo 0, di sangue, latte e feci, precedente l’inizio dei trattamenti omeopatici. Nel campionamento i tre gruppi appena formati sono stati rappresentati equamente: 7 pecore per il gruppo “O”, 7 per il “P” e 6 per il “C”.
I 20 soggetti sono stati seguiti per due anni con prelievi di sangue, latte e feci, effettuati con cadenza trimestrale a partire dal mese di maggio. In caso di decesso di uno dei capi appartenenti al campione, si è provveduto alla sostituzione con soggetti appartenenti allo stesso gruppo.
Sulle predette matrici biologiche sono stati eseguiti: sul sangue l’esame emocromocitometrico con formula (Cell-Dyn 3700); sul siero: lisozima e battericidia (metodo microbiologico su piastra), proteine totali (Olympus AU 400) e protidogramma (elettroforesi in gel di agarosio); sul latte: grasso, proteine, lattosio, residuo secco magro (Milkoscan FT 6000) e cellule somatiche (Fossomatic 5000); infine, sulle feci, si è effettuato l’esame parassitologico (flottazione, Mc Master e Baermann). L’analisi della varianza dei dati è stata eseguita con la procedura GLM del pacchetto statistico SPSS base 8.0 per Windows, considerando come fattori fissi i gruppi sperimentali e i prelievi.
RISULTATI E DISCUSSIONE
L’analisi statistica dei dati complessivi dei quattro prelievi del primo anno, non ha evidenziato differenze significative fra i gruppi sperimentali, né per i parametri ematici né per quelli parassitologici, in accordo con i risultati di precedenti sperimentazioni (Del Francia, 2001). Per quanto concerne i dati relativi al latte, che sono comprensivi di soli tre prelievi in quanto il terzo è avvenuto in corrispondenza della fase di asciutta, il numero delle cellule somatiche risulta significativamente inferiore nel gruppo “O” rispetto al “P” (Tabella 1). Nel secondo anno i parametri ematici hanno permesso di evidenziare una significativa differenza fra i gruppi sperimentali per quanto concerne la battericidia (Tabella 1), indicativa dei livelli degli anticorpi naturali e di alcuni fattori del complemento, che è risultata maggiore nel gruppo O rispetto agli altri due. L’analisi del latte ha permesso di rilevare due differenze significative degne di nota: il tenore di grasso, risultato maggiore nel gruppo O rispetto al C, e le cellule somatiche, più basse nel gruppo sperimentale (O) rispetto ai due di controllo (P e C) (Tabella 1). Questo risultato, per quanto riguarda la conta delle cellule somatiche, è in accordo con precedenti sperimentazioni effettuate nella specie ovina (Biagi et al., 2001), mentre i parametri qualitativi ottenuti per il latte sono in disaccordo con tali risultati, i quali però sono stati oggetto di un’elaborazione complessiva dei tre anni; sarebbe interessante verificare l’andamento temporale dei parametri suddetti perché il rimedio omeopatico potrebbe influire in tempi lunghi sulle produzioni.
L’analisi complessiva dei risultati ottenuti nei due anni di studio su sangue e latte (Tabella 2), conferma il rilievo di una differenza significativa per battericidia, contenuto di grasso nel latte e cellule somatiche, con l’aggiunta di un valore significativamente più elevato di residuo secco magro del latte degli animali appartenenti al gruppo sperimentale O rispetto a quelli del controllo C.