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Gengivite/faringite linfoplasmocellulare felina

GENGIVITE/FARINGITE LINFOPLASMOCELLULARE FELINA

Dott.ssa Dissegna Chiara – chiara.dissegna@libero.it

Eziologia

Il complesso gengivite-stomatite-faringite del gatto, anche conosciuto come gengivite-stomatite-faringite plasmocellulare, è una patologia molto comune che causa infiammazione, ulcerazione e proliferazione del tessuto molle della bocca. Non esiste predilezione di razza o sesso; studi affermano che l’età media dei gatti che manifestano questa patologia si aggira attorno al settimo anno con un range che varia tra i 4 e i 17 anni.

Sono colpiti primariamente gli archi glosso palatini, secondariamente gengiva,

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faringe, palato molle, labbra e lingua. Le lesioni sono associate ad un’importante infiltrazione di linfociti e plasmacellule nella mucosa orale e sottomucosa.

L’eziologia della patologia è sconosciuta, ma si ritiene essere multifattoriale con una componente immunomediata molto importante, probabilmente rappresentata da ipersensibilità agli antigeni batterici orali. Bacteroides spp. sono comunemente coltivabili dalla cavità orale in associazione a questa malattia. Tuttavia è inverosimile che sia l’infezione batterica la causa primaria, poiché la terapia

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antibiotica può non eliminare la patologia e la terapia immunomodulatrice invece è spesso di aiuto nelle lesioni iniziali. Le patologie periodontali contribuiscono all’instaurarsi di questo complesso, anche se molti gatti con gengivite-stomatite non hanno significative patologie peridontali e molti gatti con gengeivite linfoplamsocellualare e concomitante patologia periodontale non rispondo solo alla terapia dentale. Un recente studio volto a identificare se l’infezione da Bartonella sia associata a questa patologia non ha dato esiti positivi. Le altre ipotesi vedono implicati il virus dell’immunodeficienza felina (FIV), il virus della leucemia felina (FeLV), il calicivirus felino e l’herpesvirus, ma le relazioni sono difficili da provare.

Sintomatologia

I segni clinici variano molto a seconda della gravità della lesione. I gatti possono anche non dimostrare alcun sintomo e la patologia viene notata accidentalmente durante la visita. I gatti malati possono presentare ptialismo, alitosi, dolore all’apertura della bocca, difficoltà di prensione dell’alimento, desiderio di alimenti morbidi rispetto ai secchi, anoressia e perdita di peso. L’esame fisico rivela lesioni eritematose, ulcerative o proliferative delle gengive, degli archi glosso-palatini della lingua, della mucosa vestibolare, del palato duro, del faringe e delle labbra. Occasionalmente si può riscontrare linfoadenopatia dei linfonodi sottomandibolari.

Diagnosi differenziale con:

patologie periodontali, infezioni da retrovirus, calicivirus, granuloma eosinofilico, neoplasia e patologie sistemiche come insufficienza renale e disordini legati alla malnutrizione di proteine e calorie o predisposizione a infezioni (diabete mellito).

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Diagnosi

L’esame visivo della cavità orale non è sufficiente per diagnosticare questa patologia. Poiché come si è visto si tratta di una patologia multifattoriale e spesso idiopatica, è necessario escludere tramite approfondimenti tutte le patologie e i disordini sistemici che possono dare questa sintomatologia. È opportuno quindi effettuare degli esami di laboratorio (emocromocitometrico, biochimico e analisi urine) per svelare una causa sottostante: iperproteinemia dovuta a iperglobulinemia si riscontra in circa la metà dei casi. La presenza di azotemia con un basso peso specifico delle urine suggerisce l’insufficienza renale come causa.

Si può proseguire poi con una esame bioptico: istologicamente si può evidenziare una densa infiltrazione di plasmacellule e linfociti nella mucosa e sottomucosa orale. Possono essere presenti neutrofili e eosinofili.

Anche i test specifici per FIV e FeLV possono venire effettuati: il 15-20% dei gatti con questa patologie sono positivi alla FeLV mentre la positività alla FIV varia dal 25 all’80%.

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Istopatologia di stomatite linfoplasmocelluare (Marcarto, Patologia veterinaria)

Terapia

TERAPIE PRIMARIE

– terapia dentale: è utile effettuare un’adeguata pulizia e lucidatura dei denti

– terapia antibiotica: amoxicillina, amoxicillina/clavulanico e metronidazolo. È necessaria una terapia per lungo tempo atta a tenere sotto controllo la carica batterica patogena distribuita sulle mucose del cavo orale e sulla superifice dei denti. L’antibioticoterapia da sola ha portato ha un miglioramento solo temporaneo in una bassa percentuale di gatti.

– Corticosteroidi: portano beneficio nel 70-80% dei casi. La terapia prevede l’utilizzo di prednisone per tempi molto lunghi (4-6 mesi e più). Se la terapia orale è difficoltosa si può usare metilprednisolone acetato sottocute. L’uso cronico di metilprednisolone può portare a diabete mellito.

– Gel topico: migliora temporaneamente la faucite e gengivite
TERAPIE SECONDARIE

– SALI D’ORO: portano beneficio nel 75% dei casi. Aurotioglucosio o oro sodio tiomalato da somministare una volta alla settimana per 16-20 volte. Poi la dose è ridotta una volta ogni due settimane per due mesi, poi mensilmente per 8 mesi. Effetti collaterali della terapia non sono comuni ma includono trombocitopenia, pancitopenia e insufficienza renale. Necessarie analisi complete ogni mese. La terapia con i sali d’oro può essere usata in combinazione con glucocorticoidi e antibiotici per avere una risposta più rapida.

– Alfa interferone

– Immunosoppressori: si usano se le altre misure non sono servite: aziatropina, clorambucil, ciclofosfamide. La conta dei neutrofili deve essere monitorata ogni settimana durante il primo mese di terapia e poi ogni 8-12 settimane della terapia. La terapia deve essere sospesa se la conta dei neutrofili scende sotto le 3000/ml.

– Estrazione dentale: si considera quando tutte le altre non funzionano. Ha effetti in qualche gatto con lesioni adiacenti o associate a disturbi dentali, ma non ha funzionato in tutti i gatti. Lo scopo dell’intervento è quello di impedire l’accumulo dei germi patogeni che proliferano all’interno dello spessore della placca dentale. I batteri della placca infatti migrando all’interno del solco gengivale, e di qui lungo lo spazio parodontale, si diffondono all’osso alveolare e ne provocano il riassorbimento.

– Megestrolo acetato: è provato dare effetti benefici in casi di GSPC ma gli effetti collaterali (diabete mellito) ne limitano l’uso solo dopo ogni fallimento delle altre terapie.