La steatosi epatica del gatto

La steatosi epatica del gatto

Dott.ssa Chiara Scerna – chiara.scr@alice.it

Paracetamolo, acido salicilico, morfina e codeina, fenobarbital e cloramfenicolo sono tutte sostanze metabolizzate al livello epatico; il fegato tramite reazioni di coniugazione trasforma i farmaci in metaboliti inattivi che vengono successivamente eliminati dall’organismo. Nel gatto il metabolismo di queste sostanze è ridotto e quindi tali farmaci sono epatotossici se non somministrati a dosi estremamente ridotte. Allo stesso modo la ridotta trasformazione dell’ammoniaca in urea predispone il gatto alle sindromi da intossicazione uremica.

L’epatopatia più frequente in queste specie è la steatosi che può verificarsi a seguito di numerose patologie come l’ipertiroidismo, il diabete mellito, le intossicazioni, l’anoressia o può insorgere in forma idiopatica (FHLS feline hepatic, lipidosis syndrome), prevalente nelle femmine adulte e con peso corporeo notevolmente aumentato.

La causa più comune di steatosi epatica è comunque l’obesità associata a periodi di digiuno prolungato, spesso soggetti obesi che per un qualsiasi motivo (stress) smettono di mangiare vengono portati a visita con sintomi generici come vomito, letargia, depressione ed anoressia. A volte se l’interessamento epatico è notevole e quindi ne è alterata la funzionalità può presentarsi ittero (la colorazione giallastra di pelle e mucose che nel cane e nel gatto è visibile nelle gengive ed al livello oculare).

Il digiuno instaura un meccanismo di eccessiva mobilitazione dei grassi non equilibrato dal trasporto e dall’utilizzazione di questi a scopo energetico, i trigliceridi che si accumulano nel fegato alterano la funzionalità di quest’organo fino all’insufficienza epatica.

I gatti con lipidosi epatica spesso presentano sintomi riferibili a pancreatite; il legame tra fegato e pancreas, in questa specie, è giustificato dall’ingresso del dotto pancreatico nel coledoco prima dell’apertura di questo nel duodeno e dalla stretta vicinanza anatomica di questi organi, vicinanza che si estende anche all’intestino tenue completando il quadro di quella che viene chiamata “Triadite”.

Bibliografia: P.S. Marcato “Patologia sistematica veterinaria” Edagricole, 2002.
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