Vai al contenuto

Pulsatilla ed altro ancora… per elefanti

Pulsatilla ed altro ancora… per elefanti!

Reportage dall’Africa

Pietro Gulia, Medico Chirurgo – Omeopata

da “Il Granulo” (rivista FIAMO) anno I, num. 2, autunno 2006

Nairobi, Agosto  2006

Gli elefanti sono animali eccezionali, intelligenti, sensibili, dalla proverbiale memoria. Possono vivere a lungo purché non  s’imbattano  nella cupidigia degli amanti e dei mercanti di avorio, la quale arma bracconieri che, con poche raffiche di mitra, falciano interi branchi. Uccise le femmine del branco, i piccoli, lasciati a se stessi, sono destinati a morte sicura per fame, freddo, predatori.

A pochi chilometri da Nairobi, in Kenya, compreso nell’area del Nairobi National Park, si trova un orfanotrofio per elefanti. Vi sono condotti da tutto il paese gli elefantini orfani: lattanti di pochi mesi di vita o di poco più grandi, trovati a vagare spaventati,  affamati, disperati per savane e foreste dopo aver assistito allo sterminio del loro branco. Affidati a personale esperto, vengono curati, risanati nel  fisico e nella mente, progressivamente reintro- dotti  alla vita selvatica, cui tornano quando si siano dimostrati in grado di sopravvivere e di integrarsi in un branco adottivo.

Dagli anni ’70 più di 60 poppanti orfani sono stati fatti crescere e reinseriti nel loro ambiente naturale.

I piccoli elefanti sono un po’ come i cuccioli d’uomo: per molti anni hanno bisogno di attenzioni continue, devono mangiare spesso, richiedono affetto e protezione. Madre, nonna, zie, fratelli, sorelle, cugini e cugine del branco li proteggono dal freddo della notte  e dalle minacce dei predatori. I Keepers (custodi) dell’orfanotrofio  si sostitui- scono al branco perduto.  Nutrono  i cuccioli con  imponenti  biberon  di latte artificiale, di composizione simile a quello di mamma elefante. Di giorno li controllano nei giochi, li accompa-gnano nelle passeggiate  in  savana e, prima del tramonto, i riconducono alle loro stalle, li fanno coricare e li coprono con una calda coperta, dormendo insieme con loro. Sì, gli elefantini sono un po’ come i bambini: hanno bisogno di sentire qualcuno accanto, pronto in caso di  bisogno a  prendersi cura di loro. Si affezionano talmente tanto ai loro baby-sitter umani che, dopo tragiche esperienze, si è appreso che biso- gna evitare che sia un  solo membro dello staff ad occuparsi dell’elefantino perché, in caso di ferie o malattia del baby-sitter, accade che  l’animale   si senta abbandonato e,  per  il  dolore, muoia da un giorno all’altro.

Nel tardo pomeriggio di una domenica d’agosto (all’equatore fa notte alle sei e mezza), recatomi con mia moglie a far visita a  Makena, un’elefantina di  un anno da noi adottata, dall’età di sette settimane di vita ospite dell’orfanotro- fio, ho  la  fortuna  di  incontrare Mr Calvin  Otwori,  membro  dello  staff  responsabile delle cure mediche per gli ospiti dell’orfanotrofio:  una decina di elefanti ed una piccola (si fa per dire) rinoceronte di 3 quintali! Mr  Calvin Otwori  è un  omeopata unicista anzi, come dice lui “un omeopata classico” o “un omeopata  e basta, senza aggettivi”:  cura gli elefantini con i gra-nuli.  Quella  che segue è  parte  della nostra conversazione.

Calvin,   è vero che curi gli elefanti omeopaticamente?  Certo. Gli elefanti assomigliano agli esseri  umani: sono sensibili, provano emozioni,  sono intelligenti,  dimostrano caratteri diversi. Oserei affermare che hanno una loro essenza spirituale,  come gli esseri  umani. Ovviamente non possiamo discorrere  con loro né possiamo  sapere chi erano i genitori, i nonni. Per curarli mi baso su quello che osservo, il loro comportamento e su ciò che posso ragionevolmente supporre essere la causa del loro malessere.

Che tipo di patologie ti trovi a dover trattare? Innanzi tutto problemi  emotivi. Questi animali hanno assistito all’assassinio della madre  e del loro branco, hanno subito lo shock di trovarsi soli nella savana o nella foresta, al buio, affamati  ed infreddoliti. Vengono portati qui: si trovano  tra strani esseri  a due zampe ed individui della  loro stessa specie che non conoscono. Sono spaventati,  tristi, afflitti. Quando questo stato di afflizione   è ben evidente, Ignatia è utilissimo.  Se all’arrivo l’animale si dimostra inquieto,  agitato, per gli spaventi e lo  shock  da cambiamento d’ambiente, va somministrato Aconitum.

Poi, ci sono i traumi fisici. Le contusioni, frequenti anche quando giocano  tra loro, rispondono bene ad Arnica. Ferite da spine, colpi da lancia o morsi di animali: il rimedio è Hypericum. Abbiamo usato Symphytum, Fluoric  acidum  Calcarea phosphorica, Calcarea  carbonica, per le fratture ossee.

La diarrea può  essere d’origine infettiva: Arsenicum, Veratrum album, Sulphur, per esempio, sono di grande aiuto. Quando questi  piccoli perdono  la madre  e restano soli, non sanno  cosa mangiare   e finiscono per cibarsi di qualunque cosa: fango, cortecce e foglie immangiabili  o inadatte a loro o altre cose non commestibili,  con conseguenti problemi intestinali. In tal caso, quando arrivano qui, hanno  molto gas intestinale  e brutte feci, sono inquieti  e a disagio per coliche addominali  provocate da un’alimentazione incongrua: Sulphur o Nux vomica li aiutano a ripulirsi in modo che possano riprendere la dieta lattea adatta a loro. Non sempre si procede in maniera così automatica. Se  osserviamo  che  l’animale  elimina molto gas intestinale  senza feci ed è timido, preferisce stare da solo, Lycopodium sarà più efficace di Nux vomica. Se ci rendiamo conto che l’animale  è proprio un solitario, anche quando  portato a giocare insieme con gli altri subito si apparta, dobbiamo dargli Sepia o Natrum muriaticum, per esempio. Al contrario, se sta sempre attaccato agli altri, non è mai aggressivo ma gentile, premuroso, è il caso di pensare a Phosphorus. Insomma, individualizzi tenendo conto dei sintomi fisici e mentali com’è tipico del metodo omeopatico. Proprio così.

Altre patologie trattate? Gli elefantini sono  molto sensibili  al freddo. Hanno l’abitudine di bagnarsi nell’acqua o rotolarsi nel fango umido oppure   possono restare   bagnati sotto un  acquazzone. Inoltre, non hanno  nessuno che li protegga dal freddo della notte. Così piccoli, non accuditi dalla madre o dal branco,  posso- no sviluppare  una polmonite. Abbiamo curato  casi di polmonite con Bryonia o Arsenicum album.

Usi aggiungere anche terapia antibiotica? No, solo rimedi omeopatici.

Come somministri i globuli o i granuli? Li sciogli in acqua e poi gliela fai bere? No, mettiamo i globuli direttamente  sulla lingua. Un solo granulo  o globulo alla volta.

Uno solo??!! Sì, uno solo.

Che potenze usi? Basse potenze,  per lo più, funzionano  egregiamente. La 5CH o la 6CH vanno bene per le patologie acute. Per gli stress  emotivi usiamo potenze più alte: la 200CH o la MCH .

Con  che  frequenza somministri le dosi? In caso di stress emotivo,  un globulo della 200CH o MCH ogni 15 giorni od una volta al mese, finché il problema non si è risolto.  Per  le patologie  acute,  ovviamente, molto più spesso, ogni due – tre ore.

Preparate voi i rimedi omeopatici? No,vengono dall’India.

Toglimi una curiosità, Calvin? Come sei arrivato a curare gli elefanti? Da un po’  di tempo mi occupo  di loro.  Prima curavo cani, gatti, mucche e, talora, dopo averli guariti, cominciavo a curare i proprietari che, a loro  volta, chiedevano  di essere trattati con i globulini. Per una serie di coincidenze sono stato chiamato  all’or fanotrofio a curare Kora.

Kora è  l’elefantino che aveva una brutta  ferita  alla  gola? Proprio lui. Aveva una ferita d’arma da fuoco  alla gola, il proiettile aveva rotto la mandibola, producendo  vari frammenti ossei. La ferita si era infettata  e buttava  molto pus.  Malgrado continui  trattamenti antibiotici  e disinfezioni  locali, la ferita non guariva: una brutta osteomielite (infezione dell’osso)  Era inoperabile   e l’antibiogramma  effettuato sul pus aveva rilevato che i batteri erano resistenti agli antibiotici..  Insomma, dopo un ulteriore ciclo di penicillina s’è deciso   di affidarsi al  trattamento omeopatico.   Abbiano effettuato un trattamento con Silicea e Hepar  sulphur e con disinfezioni locali utilizzando tintura madre di Calendula e di Tea tree: pare che funzionino. Dovremo passare ad un rimedio più individualizzato. Kora  è  del tutto imprevedibile, Pulsatilla potrebbe essere il suo rimedio.

Vengono ad avvisarmi che Makena (in lingua kikuyu significa “felice”), la nostra elefantina adottiva, sta tornando dalla passeggiata nella foresta con il suo “baby-sit- ter”. Devo affettarmi,  se voglio salutarla.

A proposito, Calvin, quando ho letto la storia di Makena e la descrizione del suo modo di comportarsi, ho pensato fra me e me: “Sembra proprio una Pulsatilla!” È vero.  Pulsatilla  è un rimedio  che usiamo spesso per i problemi degli elefantini.

Grazie molto per l’interessante chiacchierata… and good luck.

Per saperne di più sugli elefanti e sul- l’orfanotrofio: The David Sheldrick Wildlife Trust, www.sheldrickwildlifetrust.org, email: rc-h@africaonline.co.ke. Consigliamo   anche  la  lettura  del romanzo: Barbara    Gowd y ,  L’osso bianco, edizioni  e/o, Roma 2006.

venti e lo  shock  da cambiamento d’am- biente, va somministrato Aconitum.
Poi, ci sono i traumi fisici. Le contusioni, frequenti anche quando giocano  tra loro, rispondono bene ad Arnica. Ferite da spine, colpi da lancia o morsi di animali: il rimedio è Hypericum. Abbiamo usato Symphytum, Fluoric  acidum  Calcarea phosphorica, Calcarea  carbonica, per le fratture ossee.
La diarrea può  essere d’origine infettiva: Arsenicum, Veratrum album, Sulphur, per esempio, sono di grande aiuto. Quando questi  piccoli perdono  la madre  e restano soli, non sanno  cosa mangiare   e finiscono per cibarsi di qualunque cosa: fango, cortec- ce e foglie immangiabili  o inadatte a loro o altre cose non commestibili,  con conseguen- ti problemi intestinali. In tal caso, quando arrivano qui, hanno  molto gas intestinale  e brutte feci, sono inquieti  e a disagio per coli- che addominali  provocate da un’alimenta- zione incongrua: Sulphur o Nux vomica li aiutano a ripulirsi in modo che possano riprendere la dieta lattea adatta a loro. Non