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Terapia

Terapia

Dott. Fabio Antonioni – fabio.vet@tele2.it

Si può intervenire diversamente in funzione delle diverse componenti coinvolte dal problema:

1. Terapia conservativa

Questa prevede una serie di interventi:

Riposo: da premettere che questa scelta può aiutare cani in presenza di una dolorabilità intermittente e comunque con deficit neurologici di scarsa entità. E’ preferibile il contenimento in uno spazio limitato o servendosi di un serraglio per un periodo di almeno 8 -14 settimane in funzione di ridurre la possibilità di saltare, di correre e di giocare liberamente. A questa potrà essere associata anche terapia medica appropriata.

Terapia medica: oltre a questo si potrà procedere con farmaci antalgici ed antinfiammatori, si potrà scegliere il classico Prednisolone a basso dosaggio (1 mig /Kg p.v) oppure i classici FANS somministrati per tempi più o meno lunghi a seconda dei casi o si può decidere di intervenire facendo dei cicli.

Esiste anche la possibilità di effettuare una terapia con agopuntura che ha la funzione di migliorare la componente algica. Si effettuano sedute di circa 20 minuti giornalmente.

Terapia dietetica: il cane deve essere sottoposto ad un regime dietetico controllato al fine di evitare ogni possibile aumento del peso corporeo per impedire un maggior carico del treno posteriore.

In questi casi viene segnalato che la percentuale di recupero potrà essere molto variabile dal 24% al 50% e spesso i sintomi potranno ricomparire alla ripresa della attività fisica soprattutto in cani destinati all’attività sportiva.

2. Terapia chirurgica


Terapia chirurgica: quando la terapia conservativa non offre alcuna possibilità di recupero realistico si procede con la chirurgia al fine di intervenire direttamente favorendo la decompressione midollare. Le tecniche chirurgiche prevedono:

  • Laminectomia / Foraminotomia
  • Distrazione e stabilizzazione lombo sacrale

Laminectomia dorsale : questa potrà essere ottenuta diversamente in relazione al problema specifico caso per caso, si potrà procedere alla asportazione di parti facenti parte della lamina dorsale in posizione L7 ed S1 e del legamento corrispondente. Spesso questo intervento prevede una contemporanea discectomia parziale (asportazione della componente estrusa del disco) o foraminotomia (ampliamento del foro di uscita dei rami nervosi laterali) al fine di ridurre la compressione.

In linea generale la laminectomia consente una rapida remissione della sintomatologia e la prognosi in generale è positiva o moderata in relazione ai deficit neurologici, nei casi più gravi la prognosi sarà sempre riservata.

Distrazione e stabilizzazione lombo-sacrale: questa prevede il riposizionamento corretto della vertebra L7 ed S1 evitandone la compressione e poi si procede con la stabilizzazione delle stesse vertebre attraverso viti a livello dei processi articolari oppure al fine di evitare il potenziale rischio di fratture si procede con l’uso di chiodi da inserire direttamente nei corpi vertebrali fissati con cemento ortopedico (metalmetalcrilato). In questo caso si procede ad una decompressione dell’articolazione lombo-sacrale e si fa in modo di mantenere gli spazi intervertebrali.

In questi casi la fase postoperatoria prevede un tempo di recupero molto più lungo, riposo per 8-12 settimane e poi si procede con una terapia riabilitativa progressiva fino ad un esercizio fisico solo dopo il secondo o terzo mese.

Da segnalare che nei casi si incontinenza urinaria occorre continuare a provvedere ad uno svuotamento manuale della vescica ogni 6-8 ore associando eventualmente esami quali uro culture ed antibiogrammi per prevenire una possibile insorgenza di infezioni del tratto urinario.

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Esposizione lombo sacrale

Le procedure chirurgiche necessarie alla decompressione del midollo richiedono una esposizione della colonna vertebrale attraverso la breccia dei muscoli paravertebrali e spesso questo può essere la causa di uno stato infiammatorio che tende a rallentare il recupero funzionale. Attualmente si stanno cercando ulteriori metodiche mini invasive per quanto riguarda l’intervento a carico del disco intervertebrale analogamente a quanto si riesce a fare in campo umano al fine di rendere il recupero post operatorio più rapido, attuando una tecnica mini invasiva mediante l’ausilio di endoscopio.

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