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Terminologia corretta

Terminologia corretta

Dott. Fabio Antonioni

E’ corretto impiegare il termine “epilessia” recuperandone il reale significato etimologico della parola che deriva dal greco e significa “essere posseduto, essere preso o attacco, accesso, assalto”; identifica l’insorgenza di crisi convulsive ricorrenti o ripetute nel tempo indipendentemente dalle cause scatenanti.

Dai Latini veniva soprannominato “Morbus Comitialis” dal momento che un caso di malattia nei pubblici comizi era di male augurio e provocava l’annullamento della deliberazione.

Si preferisce adottare il termine di “attacco epilettico o di crisi epilettica” quando la crisi convulsiva rilevata risulti singola o qualora numerose siano sufficientemente distanziate nel tempo.

Esistono crisi epilettogene “a grappolo” che rappresentano una vera emergenza in campo neurologico dal momento che si presentano come crisi prolungate che si susseguono e si potenziano tra loro sommandone gli effetti, pericolose per la sopravvivenza dell’animale qualora non trattate opportunamente ( pericolo di blocco cardio-respiratorio).

In merito si preferisce adottare il termine di ” male epilettico”, che corrisponde all’analogo “stato di male” in campo umano. Possono essere la conseguenza di sospensioni improvvise ed ingiustificate di terapie con farmaci anticonvulsivanti, in altri casi rappresentano una complicazione chirurgica a seguito della riduzione degli “shunt” portosistemici.

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