Tipologia delle crisi

Tipologia delle crisi

Dott. Fabio Antonioni

In funzione delle dimensioni del focolaio nella sede anatomica coinvolta si potranno distinguere:

1. Accessi o crisi parziali

a) Crisi focali semplici

b) Crisi focali complesse

In linea generale queste crisi sono caratterizzate da un coinvolgimento di una determinata porzione anatomica cerebrale monolaterale che può rimanere localizzata oppure può espandere fino ad entrambe le strutture emisferiche (forma generalizzata).

In linea generale queste crisi parziali non sono molto frequenti in campo veterinario o è più facile vengano sottostimate per la effettiva difficoltà di riconoscimento da parte del proprietario come del Veterinario. Si stima che circa il 10 % degli animali con epilessia idiopatica ne sia colpito.

a. Accessi focali semplici = senza compromissione della coscienza – crisi o focus in zone circoscritte di un emisfero a livello di corteccia corticale ed esordiscono con stimolazione involontaria di pochi fasci muscolari anche asimmetrici con segni o sintomi limitati (mioclonie o crisi Jacksoniane in campo umano, spasmi di modesta entità). Queste possono anche evolvere in crisi generalizzate quando diffondono lungo l’intera area corticale motoria. Per alcuni autori non rientrerebbero in una classificazione di ME (dal momento che spesso non associabili a crisi motorie involontarie o convulsive), per altri ancora ritenute indicative di alterazioni strutturali del parenchima cerebrale.

In Neurologia Veterinaria riconosciamo: ammiccamenti, tremori, tic spontanei o contrazioni di pochi fasci muscolari sopratutto a carico di: muscoli facciali, muscoli labiali, muscoli auricolari

Talvolta nei piccoli animali questi segni risultano bilaterali ad indicare un coinvolgimento di entrambi gli emisferi cerebrali, non è difficile osservare contemporaneamente altri segnali tipici del Sistema Nervoso Autonomo.

In campo umano queste manifestazioni sono genericamente precedute da sensazioni soggettive o alterazioni sensoriali (sensazioni visive, uditive, gustative, pallore, sudorazione, ansia, vertigini , allucinazioni, parestesie ecc..) non sempre facilmente identificabili nei nostri animali.

b. Accessi focali complessi = con compromissione della coscienza – crisi convulsive che si accompagnano a turbe comportamentali, si parla genericamente di “crisi psicomotorie” con manifestazioni cliniche neurovegetative più o meno intense. In questo caso è possibile assistere alla presenza di segnali premonitori: aggressività, assenze, paure, vocalizzi, confusione mentale.

Fra questo gruppo alcuni autori fanno rientrare la “fly biting syndrome o jaw snapping syndrome” che può colpire cani di diverse razze di piccola taglia i quali tendono a mordere con un movimento a scatto l’aria circostante o un oggetto immaginario nel vuoto e che finiscono per inseguire con lo sguardo. Ne sono particolarmente predisposti i Cavalier King Charles Spaniel.

Ancora il tail chasing nel quale il cane incomincia a girare su se stesso in modo spasmodico ed irrefrenabile nel tentativo di mordersi la coda, le razze Terrier risultano particolarmente sensibili. Resta da chiarire se questi disturbi siano di pertinenza neurologica o esclusivamente comportamentale, esiste al riguardo un acceso dibattito.

Viene descritta da alcuni autori americani una sindrome psicomotoria che viene classificata come un particolate tipo di epilessia chiamata “sindrome di Jeckyll e Hide” nella quale il cane assume incoscientemente un comportamento fortemente aggressivo con attacchi incontrollati diretti nei riguardi di un familiare.

Quando la crisi focale o il focolaio di insorgenza non è localizzabile in un punto preciso ma nasce coinvolgendo l’intera corteccia cerebrale motoria di entrambi gli emisferi, si parla di:

2. Accessi o crisi generalizzate

a) non convulsive b) convulsive

si differenziano dai precedenti per il fatto di essere o meno accompagnati da sintomi convulsivi che potranno interessare fasci muscolari bilaterali o simmetrici a carico di tutto il corpo. Spesso le scariche neuronali finiscono per riverberare a livello delle strutture subcorticali e talamiche propagando la crisi in altri circuiti neurosensoriali. Sono quelle a cui assistiamo nei nostri animali.

In funzione della tipologia della crisi verranno differenziate:

1) generalizzate “non convulsive” (” piccolo male”):

a) “assenze epilettiche” o “blackout neurologico” = brevi e subitanee perdite transitorie di coscienza non necessariamente accompagnate da attività motoria, solo qualche breve ammiccamento o tremore a carico di fasci muscolari singoli. In campo umano corrisponde al classico “piccolo male” riscontrabile nei bambini, in campo veterinario vengono segnalati animali che fissano il vuoto, aprono e chiudono ritmicamente la bocca a scatti o scuotono la testa in modo ritmico o assumono altri atteggiamenti insoliti.

2) generalizzate “convulsive” ( “grande male”):

in questo caso è possibile assistere a disturbi parossistici differenziati in relazione al coinvolgimento muscolare ed alla dimensione del fenomeno corticale. Distingueremo:

a) Accessi clonici = contrazioni cloniche ritmiche (classico pedalamento degli arti) di tutti i muscoli con perdita di coscienza ed intense manifestazioni autonome.

b) Accessi tonici = prevale la fase tonica e quindi la componente spastica con ipertonicità muscolare es: opistotono, rigidità degli arti con perdita di coscienza oltre a stimolazione neurovegetativa.

c) Accessi tonicoclonici = convulsioni generalizzate costituite da sequenze di violenti spasmi tonici estesi alla muscolatura di tutto il corpo a cui fanno seguito contrazioni cloniche sincrone, ritmiche, prolungate (fase di rilassamento) spesso accompagnate da fenomeni neurovegetativi e depressione del sensorio, equivalgono al classico quadro del “grande male”.

d) Accessi atonici = perdita del tono posturale con ciondolamento del capo, perdita della stazione quadrupedale e caduta.

Nei nostri animali prevalgono crisi generalizzate del tipo “grande male”, più difficili rilevare le crisi focali semplici, tipo “piccolo male”.

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